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Friuli imperiale

In alcune zone del Friuli, tra le province di Udine e di Gorizia, è giunto fino ai nostri giorni un modo di dire nella lingua friulana: i piriâi, che corrisponde all’italiano «imperiali» (Kaiserlichen). Con questa parola si intendevano chiamare gli abitanti dei paesi che fino al 1918 appartenevano all’Impero Austro Ungarico; durante l’antico regime (prima del 1797), i villaggi piriâi erano molti di più e talora costituivano vere e proprie enclave dentro il territorio della Repubblica di Venezia. Questa situazione risaliva al Medioevo e si stabilizzò agli inizi del XVI secolo (1508-1509), quando il Friuli si trovò diviso in due parti: quella centrale e occidentale era soggetta a Venezia, quella più orientale (contea di Gorizia e altri luoghi) all’Impero.

La storia del Friuli, tuttavia, presenta molti rapporti con l’attuale Austria e più in generale con l’Impero e con la signoria degli Asburgo. Dopo la dissoluzione dell’Impero carolingio, il Friuli faceva parte del Regno d’Italia, ma la sua classe politica era legata all’Impero germanico; il legame divenne più stretto nei secoli X e XI, quando i Patriarchi di Aquileia cominciarono a costruire una entità statale, che seguì le vicende e le politiche dell’Impero, dagli Ottoni agli Hohenstaufen, fino alla morte di Federico II, quando la Patria del Friuli cominciò a rivolgersi alla politica italiana e dei papi.

Tuttavia, numerose zone del Friuli appartennero in questi secoli a famiglie nobili e ad abbazie dell’area germanica, soprattutto di Baviera, Stiria e Carinzia. Fra tutti, emersero le abbazie di Millstatt e di Sankt Paul im Lavanttal, la Chiesa di Bamberga, la Casa d’Asburgo, che ebbero la signoria sulla città e il territorio di Pordenone, su alcuni villaggi della pianura e della collina, sull’area di Tarvisio. Nella parte orientale della regione emerse la Casa dei signori di Gorizia, di origine germanica, che governò una parte consistente del Friuli, del Tirolo, della Slovenia, del Cadore, oltre che di altre zone dell’attuale Austria. Furono anzi i conti di Gorizia che, attorno alla metà del XIII secolo, riunirono il Tirolo in un’unica signoria.

Nel 1419-1420 la Repubblica di Venezia conquistò il Friuli fino ad allora governato dai Patriarchi di Aquileia e anche i territori dei conti di Gorizia riconobbero la signoria di Venezia. Tuttavia, quando nell’anno 1500 l’ultimo conte, Leonardo, morì senza lasciare eredi, tutti i suoi beni passarono alla Casa d’Asburgo (imperatore Massimiliano), sulla base di antichi accordi. Questo provocò una guerra con Venezia, che si concluse con la conquista di Pordenone, ma con la perdita definitiva di Gorizia, che rimase parte dell’Impero, assieme ad altri villaggi e castelli del Friuli.

Durante il Medioevo dentro il Friuli si insediarono alcune comunità di lingua slovena e di lingua tedesca, grazie alla politica di allargamento degli spazi coltivati voluta dai Patriarchi e da altri signori ed enti religiosi. Alcune aree hanno conservato la lingua fino ai nostri giorni. Il tedesco era una lingua conosciuta sia dagli intellettuali, sia dalle persone che praticavano la mercanzia o che vivevano lungo le strade di grande traffico che portavano verso l’Austria. Nell’epoca dei Minnesänger, molti poeti vissero alla corte dei Patriarchi e di altri signori (per esempio Walter von der Vogelweide e Ulrich von Liechtenstein) e ci fu anche un poeta friulano, Tommasino di Cerclaria (Thomasin von Zerklaere, circa 1186-1235), che compose un trattato morale in lingua tedesca, Der welsche Gast.

Durante i secoli XV-XVIII i rapporti tra la Repubblica di Venezia e l’Impero furono quasi sempre tesi, per i confini e per le vie commerciali e ci furono anche momenti di conflitto, come durante la Guerra degli Uscocchi o Guerra di Gradisca del 1615-1617. Questo però non frenò lo scambio tra le popolazioni, poiché noi vediamo che in questo periodo continuarono le immigrazioni di Austriaci e Tedeschi in Friuli e di Friulani non solo in Austria e in Germania, ma in tanta parte dell’Europa: si trattava soprattutto dei Cramars, vale a dire venditori ambulanti, che spesso si fermavano nei Paesi dove si recavano per vendere le loro merci.

Dopo le vicende del periodo napoleonico e il Congresso di Vienna, il Friuli si trovò di nuovo unito sotto un unico sovrano: l’imperatore austriaco. Questa situazione durò fino al 1866, quando la parte centrale e occidentale del Friuli venne inserita nel Regno d’Italia, mentre il Tarvisiano, l’ampia regione di Gorizia con Aquileia, Cervignano e il Territorio di Monfalcone rimasero con l’Austria fino al 1918.