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Il "padre" della lingua italiana e il suo capolavoro: Dante Alighieri e La Divina Commedia

Chi è Dante Alighieri? Perché viene considerato il “padre” della lingua italiana e sommo poeta? Che cosa rappresenta il suo capolavoro nell’ambito della letteratura italiana e internazionale? Come viene recepito ancora oggi? A partire da queste e da altre domande si schizzerà il profilo biografico dell’autore, si presenterà la struttura delle tre cantiche che compongono La Divina Commedia, ci si soffermerà, in particolare, su alcune terzine e si accennerà a varie manifestazioni che anno avuto luogo quest’anno in Italia per celebrare il 750° anniversario della nascita del poeta.

Sperando di poterVi incontrare numerosi, Vi do appuntamento al prossimo 5 novembre.

CENNI BIOGRAFICI
Dante Alighieri nasce a Firenze il 29 maggio 1265 (la data è presunta, comunque compresa tra maggio e giugno) da una famiglia della piccola nobiltà. Nel 1274, secondo la Vita Nuova, vede per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari), della quale si innamora subito perdutamente. Dante ha circa dieci anni quando muore la madre Gabriella, la «madre bella». Nel 1283 anche suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante, muore e Dante a 17 anni diviene il capofamiglia. Il giovane Alighieri segue gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana (Santa Croce) e domenicana (Santa Maria Novella). In questo periodo stringe amicizie e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare «stilnovisti» […].
A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.
Nel 1292, due anni dopo la morte di Beatrice, comincia a scrivere la Vita Nuova. Dante si consacra così molto presto completamente alla poesia, studiando filosofia e teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso. Rimarrà affascinato dalla lotta politica caratteristica di quel periodo e costruirà tutta la sua opera attorno alla figura dell’Imperatore, mito di un’impossibile unità. Tuttavia nel 1293, in seguito a un decreto che escludeva i nobili dalla vita politica fiorentina, il giovane Dante è costretto ad attenersi alla cura dei suoi interessi intellettuali. Nel 1295 un’ordinanza decreta che i nobili riottengano i diritti civici, purché appartenenti ad una corporazione. Dante si iscrive a quella dei medici e dei farmacisti, la stessa dei bibliotecari, con la menzione di «poeta». Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fa più aspra, Dante si schiera col partito dei Bianchi che cercano di difendere l’indipendenza della città, opponendosi alle tendenze egemoniche diBonifacio VIII Caetani, Papa dal dicembre 1294 al 1303.
Nel 1300 Dante viene eletto tra i sei «Priori» - custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria - che, per attenuare la faziosità della lotta politica, prendono la difficile decisione di fare arrestare i più feroci leader dei due schieramenti. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri prendeva il sopravvento (sostenuto dal papato), Dante viene chiamato a Roma alla corte diBonifacio VIII. Iniziano i processi politici: Dante, accusato di corruzione, viene sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Poiché Dante non si abbassa, al pari dei suoi amici, a presentarsi davanti ai giudici, viene condannato alla confisca dei beni e «al boia», qualora si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. È così costretto a lasciare la sua città con la coscienza di essere stato beffato daBonifacio VIII, che l’aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze; Bonifacio VIII si guadagnerà così un posto di rilievo nei gironi dell’Inferno della Divina Commedia.
A partire dal 1304 inizia per Dante il lungo esilio. Dalla morte di Beatrice agli anni dell’esilio Dante si dedica allo studio della filosofia (per lui l’insieme delle scienze profane) e compone liriche d’amore […]. Il centro del discorso non è più Beatrice ma «la donna gentile», descrizione allegorica dellafilosofia che traccia l’itinerario interiore di Dante verso la saggezza. Redige il Convivio (1304-1307), il trattato incompiuto composto in lingua volgare che diventa una summa enciclopedica di sapere pratico. Quest’opera è una sintesi di saggi, destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere […].
Nel 1306 intraprende la redazione della Divina Commedia alla quale lavorerà per tutta la vita […]. Nel 1308 compone un trattato in latino sulla lingua e lo stile: il De vulgarieloquentia, nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana e […] fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani, ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani. È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.
Nel 1310 con l’arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante Alighieri spera nella restaurazione del potere imperiale, che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore. Dante compone La Monarchia, in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all’Imperatore quello temporale. Verso il 1315, gli viene offerto di ritornare a Firenze. Il suo orgoglio ritiene le condizioni troppo umilianti e rifiuta […].
Nel 1319 Dante è invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città, il quale due anni più tardi lo invia a Venezia come ambasciatore. Rientrando da Venezia, Dante viene colpito da un attacco di malaria: muore a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, dove oggi si trova ancora la sua tomba.

Testo tratto a adattato da: http://biografieonline.it