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Elezioni in Italia

L’Italia è già immersa nel pieno del clima elettorale. Si voterà nel marzo 2018 per il rinnovo del Parlamento (Camera e Senato). C’è il rischio che dalle urne non esca una maggioranza. La nuova legge elettorale, approvata dopo una lunga e travagliata gestazione politica, non aiuta a creare le condizioni per la governabilità del Paese.

LE NUOVE REGOLE.
Il sistema elettorale è misto: per un terzo maggioritario e per due terzi proporzionale. Nel primo caso sono previsti collegi uninominali che favoriscono la formazione di coalizioni tra partiti diversi, perché vincerà un solo candidato; nel secondo caso ogni singolo partito presenterà la propria lista, senza però che l’elettore possa esprimere preferenze. Si terrà conto dell’ordine deciso dai partiti. Esiste uno sbarramento fissato al 3 per cento, sotto al quale non è ammessa la rappresentanza parlamentare.

COALIZIONI COME VALORE AGGIUNTO.
Questi meccanismi favoriscono le alleanze tra i partiti per sfruttare la regola del maggioritario.
Il centrodestra sta lavorando per mettere assieme Forza Italia (Silvio Berlusconi), Lega (Matteo Salvini) e Fratelli d’Italia (Giorgia Meloni). Ma comunque sarà un’alleanza senza vincoli precisi, che si può sciogliere in qualsiasi momento. I partiti hanno sempre le mani libere.
Il centrosinistra si presenterà diviso: Pd (Matteo Renzi) da una parte e la Sinistra (Bersani e D’Alema) dall’altra.
Il Movimento 5 Stelle (Beppe Grillo) non si è mai alleato con altre forze politiche, quindi la sua sarà ancora una corsa solitaria.

GLI SCENARI.
In Italia esistono tendenzialmente tre poli politici, strutturalmente molto rigidi e conflittuali, che rendono difficile la nascita di una maggioranza solida. Gli ultimi sondaggi (19 dicembre 2017) registrano un vantaggio del centrodestra, che oscilla tra il 34 e il 36 per cento. Sia il Pd che il M5S restano invece sotto il 30%. La Sinistra si attesta attorno al 6%. Non essendoci né doppio turno, né premio di maggioranza, sarà difficile garantire una maggioranza di governo. Come spesso accade in Italia, i partiti saranno così costretti a dar vita a lunghe ed estenuanti trattative, che condizioneranno programmi e strategie. Questa situazione di incer-tezza disorienta gli elettori, i quali rischiano di assistere allo sviluppo di soluzioni pasticciate, magari poco coerenti con il voto espresso. Anche per questo motivo sono alte le percentuali di assenteismo.

LA DIFFICILE GOVERNABILITÀ.
Il sistema elettorale misto (maggioritario e proporzionale) è molto complesso nei calcoli a causa dei macchi-nosi incastri tra meccanismi diversi. In sintesi, occorrerà superare il 40 per cento dei voti per poter contare una maggioranza. Gli ultimi sondaggi evidenziano serie difficoltà per superare quella soglia. Senza quel 40%  tutto sarà possibile. Chiuse le urne e scrutinate le schede c’è la possibilità che non emerga un vincitore in grado di governare il Paese. Le trattative post-voto aprono così diversi scenari, che non escludono combi-nazioni politiche fantasiose. D’altra parte in Italia si sono già viste soluzioni di larghe intese e di governi tecnici. Tra le ipotesi resta in piedi anche quella di un ricorso a nuove elezioni.

IL VOTO IN FRIULI VENEZIA GIULIA.
In una data successiva a quella delle elezioni politiche in Friuli Venezia Giulia si terranno anche le elezioni regionali. È probabile che ciò avvenga a fine aprile. Qui la situazione è molto più semplice rispetto alle elezioni nazionali. La legge elettorale della regione è più semplice e prevede un premio di maggioranza al partito più votato. Ciò significa che il partito che otterrà anche un solo voto in più degli altri potrà contare in consiglio regionale sulla maggioranza dei seggi. Si profilano tre schieramenti politici: uno di centrodestra, formato da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia (partito nazionalista di estrema destra); uno di centro sinistra, formato dal Pd, che formerà un’alleanza con il blocco dei piccoli partiti della Sinistra; un terzo schieramento, infine, formato dal Movimento 5 Stelle che, come a livello nazionale, non intende allearsi con nessuno.

Dante Ragogna
Vicedirettore Messaggero Veneto