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Leonardo Sciascia

Nato a Racalmuto in provincia di Agrigento l’8 gennaio 1921, Leonardo Sciascia è stato uno scrittore, giornalista, politico, critico d’arte e insegnante. Libero pensatore e attento osservatore della realtà sociale e politica non solo siciliana, Sciascia ha fatto della sua attività letteraria uno strumento di denuncia.
In preparazione alla serata dedicata al centenario della nascita di Leonardo Sciascia segue una selezione di passaggi tratti da alcune delle sue opere più famose.

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La prima citazione è tratta da Il giorno della civetta, romanzo uscito nel 1961 e da cui è stato ispirato l’omonimo film, diretto dal regista Damiano Damiani nel 1968.

La linea della palma
«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma… […]».

Da: L. Sciascia: Il giorno della civetta, Milano, Adelphi, 1993, pp. 125-126)

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La prossima citazione è tratta da Il mare colore del vino, una raccolta di racconti pubblicata nel 1973.

Uno splendido mare
«[…] Ma subito trovò da esaltarsi di fronte al mare di Taormina. “Che mare! E dove c’è un mare così?”
“Sembra vino” disse Nenè.
“Vino?” fece il professore perplesso. “Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?”
“Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra” disse la ragazza.
“L’ho sentito dire, o l’ho letto da qualche parte: il mare colore del vino” disse l’ingegnere.
“Qualche poeta l’avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l’ho mai visto” disse il professore; e a Nenè spiegò “Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde, più lontano è azzurro, azzurro cupo.”
“A me sembra vino” disse il bambino, con sicurezza.” [...]
‘Il mare colore del vino: ma dove l’ho sentito?’ si chiedeva l’ingegnere. ‘Il mare non è colore del vino, ha ragione il professore. Forse nella prima aurora, o nel tramonto: ma non in quest’ora. Eppure, il bambino ha colto qualcosa di vero: forse l’effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza.’ ‘I dialoghi di Platone dovrebbe recitarli Eduardo De Filippo: in napoletano.’ ‘Ma qui siamo in Sicilia, forse non è la stessa cosa.’
Il treno correva lungo il più splendido mare che avesse mai visto: a momenti pareva assumere l’inclinazione dell’aereo quando decolla, il paesaggio rovesciato da un lato, a filo del volo.

(Da: L. Sciascia: “Il mare colore del vino”. In: Opere, a cura di Claude Ambroise, Milano, Bompiani, 2002, vol. I, pp. 1291-1293)

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Nel libro Nero su Nero, apparso nel 1979, Sciascia parla della realtà pubblica che lo circonda, ovvero di un’Italia considerata come paese «senza verità».

Il pettine
«- Tutti i nodi vengono al pettine.
- Quando c’è il pettine.»

(Da: L. Sciascia: “Nero su nero”. In: Opere, a cura di Claude Ambroise, Milano, Bompiani, 2002, vol. II, p. 629)

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Nell’articolo intitolato «L’uomo del sud?», pubblicato nel periodico di Racalmuto Malgrado Tutto nel luglio del 1980, un anno dopo l’uscita del libro intervista La Sicilia come metafora (1979), Sciascia mette in discussione alcuni luoghi comuni e nega l’esistenza di una categoria antropologica, fuori dal tempo e dallo spazio.

L’uomo del sud?
«L’uomo del sud – e cioè un tipo umano riconoscibile, catalogabile e giudicabile in quanto uomo del sud – non esiste. Esistono nel sud condizioni economiche, generate dal corso della storia, che possono anche dare l’illusione di essere state invece generate da una particolare umanità. È l’illusione di cui è suggestivamente intriso il “Gattopardo”; e funziona anche da alibi, alibi di classe.
La Sicilia del principe di Lampedusa è una astrazione geografico-climatica e l’uomo siciliano che ne deriva è ugualmente un’astrazione. Il clima, le lunghe estati, le siccità, gli scirocchi, non servono molto a spiegare le condizioni della Sicilia e il carattere dell’uomo siciliano; molto di più serve il considerare la storia delle dominazioni straniere, dagli arabi agli Spagnoli.
L’immagine che si ha nei Promessi Sposi della Lombardia nel Seicento somiglia moltissimo a quella che, fino ad oggi, possiamo avere della Sicilia. Ma nel Settecento la Lombardia è già diversa, non somiglia più alla Sicilia: non c’è più la Spagna, c’è l’Austria con le sue sagge riforme, la sua amministrazione efficiente e corretta.
Che cosa sarebbe stata la Lombardia se fosse passata dalla dominazione spagnola ai Borboni di Napoli e poi ai Savoia? Che cosa diremmo oggi dell’uomo lombardo?»

(Da: https://www.malgradotuttoweb.it/le-nostre-prime-pagine-raccontano/ data di consultazione: 14 ottobre 2021)