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Kalabrien

Superficie: kmq 15.080 – 2 milioni di abitanti; capoluogo: Catanzaro (94.000 abitanti)
5 province: Catanzaro; Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Vibo valentia

La Calabria ha tre millenni di storia. Recenti scavi hanno portato alla luce un’officina dell’età della pietra. Ma non si sa quali genti abitassero per prime la regione.
Nel VI e V secolo a.C. fu occupata dai Bruzi, che divennero abitatori stabili. Giunsero poi i Greci, accolti dapprima con ostilità dai Bruzi, che si arroccarono a difesa sui monti. Infine, compresa l’inutilità della loro opposizione, i Bruzi favorirono i colonizzatori, aiutandoli nella fondazione delle nuove città. Tutte le terre italiane in cui i Greci portarono la loro civiltà presero il nome di Magna Grecia. Greca è la città di Reggio, e Pitagora fondò la sua scuola filosofica a Crotone.

I Calabresi si opposero sempre fieramente a Roma, alleandosi dapprima con Pirro, poi con Annibale e con Spartaco; ma, vinti, furono dichiarati in massa schiavi pubblici e tanto duramente oppressi che, quando Augusto li unì alla Lucania costituendo la terza regione italica dei Bruzi (come i Romani la chiamavano), rimaneva poco più del nome.

Quando cadde l’Impero romano, la Calabria fu occupata dai Goti, dai Longobardi e poi dai Bizantini. Cassiodoro, che era stato ministro di Teodorico, re degli Ostrogoti, per quarantun anni, fondò in Calabria il Monastero Vivariense, una scuola che divenne un centro di sapienza, e salvò i tesori della cultura greca e latina, conservati più tardi dai monaci bizantini. Erano questi i monaci di San Basilio, della Chiesa Orientale, che erano dovuti fuggire dalla Sicilia in Calabria perché perseguitati dagli Arabi.

Durante la dominazione bizantina, fu fondata Catanzaro, a difesa della costa contro i Saraceni.

All’epoca dei Normanni, la Calabria conobbe un periodo di benessere: a Catanzaro fiorì l’arte della seta e di lì si propagò a tutte le città d’Italia e poi fino a Tours e a Lione.

Anche gli Svevi accrebbero lo sviluppo economico della regione, per merito soprattutto di Federico II.

Ben diverso fu il destino della Calabria sotto il dominio degli Angioini, francesi, e degli Aragonesi, spagnoli; questi ultimi, in particolare, infierirono sulla regione dal XVI al XVIII secolo. Alla loro rovinosa opera di sfruttamento si aggiunsero le carestie, i terremoti, le scorrerie saracene.

I Borboni, succeduti agli Aragonesi, non migliorarono la situazione, e nel 1783, a tutti gli altri mali si aggiunse un terribile terremoto che sconvolse la regione.

Dopo la spedizione dei Mille, la Calabria, come le altre regioni del Regno delle Due Sicilie, fu unita al Regno d’Italia. Frattanto, in Calabria, come nelle altre contrade dell’Italia meridionale, si era sviluppato il brigantaggio. Li chiamavano briganti, ma, in realtà, erano fuorilegge, sia isolati sia associati, per lo più contadini ridotti alla miseria dal fisco e dai latifondisti. L’opera di repressione del governo fu dura e sanguinosa, mentre nulla fu fatto per migliorare le condizioni di quelle popolazioni.

La Calabria è una regione povera dalla quale fino dall’Ottocento, le popolazioni hanno dovuto spesso emigrare in massa per andare a cercare lavoro prima in America e poi nei paesi europei e nell’Italia del nord. Infatti l’economia calabrese è essenzialmente agricola, ma si tratta di un’agricoltura che deve fare i conti con un ambiente naturale ingrato e con un territorio prevalentemente montuoso e minacciato di continuo dalle frane provocate dalle piene dei torrenti. A queste sfavorevoli condizioni naturali si sono aggiunte cause storiche legate al succedersi nei secoli di dominazioni e di governi che non si sono preoccupati di migliorare le condizioni dei contadini, ma anzi hanno oberato questi ultimi di tasse e hanno permesso che i grandi proprietari terrieri si disinteressassero delle loro terre. Così, nei secoli, subì un’enorme decadenza una terra che nell’antichità, ai tempi della colonizzazione greca, aveva raggiunto una proverbiale prosperità (ancor oggi in italiano l’aggettivo “sibarita”, che deriva dalla città di Sibari, significa lussuoso e raffinato).

Negli anni più recenti sono sorte iniziative di sviluppo in campo agricolo, industriale e turistico soprattutto nelle piane costiere che hanno visto aumentare la propria popolazione e nelle località di villeggiatura, sia marine sia montane.